Legalità e trasparenza non ci appartengono

Nell’ultimo ventennio il nostro paese è diventato uno dei più corrotti al mondo

Renato Borelli

Legalità, trasparenza e concretezza sembrano appartenere ad un altro pianeta. Nel nostro paese, quasi alla deriva, dilagano la corruzione ed il malaffare. L’Italia è diventata, in quest’ultimo ventennio, uno dei paesi più corrotti al mondo.

CorruzioneSecondo la classifica stilata da Trasparency International, svettano in cima i più virtuosi (Danimarca, Nuova Zelanda, Finlandia e Svezia); chiudono i più corrotti (Somalia, Corea del Nord, Afganistan); a mezza altezza, 69° posto, si colloca l’Italia preceduta dal Ghana. Se guardiamo alla sola Europa, invece, presidiamo il fondo, in buona compagnia di Romania e Grecia.


Tra le regioni italiane, Lombardia, Lazio, Campania, Calabria, Sicilia, Puglia, la fanno da padrone. Il fatturato annuo della corruzione viene stimato in 60 mld. Nella nostra regione, che su 221 comuni sciolti in tutta la penisola per infiltrazione mafiosa, ne conta ben 53, il fenomeno di illegalità diffusa è aggravato dal fatto che corrotti e concussi sono molto spesso legati dal silenzio con corruttori e concessori.

Omertà

Ben diciotto anni sono occorsi ai nostri distratti politici per riconoscere che le venti righe del disegno di legge del giudice di Cassazione lametino Romano De Grazia potevano forse costituire un argine alla esondazione mafiosa; alla fine, il disegno è diventato legge di stato, stravolto però nell’essenza.

Con aplomb e nonchalance, invece, la classe politica italiana, che fino ad oggi non ha rinunciato ai vantaggi derivanti dalla collusione mafia-politica, tranne qualche rara eccezione, dopo maldestre interpolazioni portate alla cristallina chiarezza della legge Lazzati, continua a fare buon viso e cattivo gioco.

Ma non si è limitata solo a questo: ha, in Calabria come altrove, cavalcato la tigre della legalità indossando panni non suoi, ha organizzato festival, canti e balli, ha distribuito per le strade gerbere e ninnoli, ha organizzato fiaccolate e processioni mentre l’intellighentia scriveva a due e quattro mani papiri completamente ignorati dalla opinione pubblica.

Nella nostra regione qualche politico buontempone ha distribuito le pillole anti ‘ndrina, qualche altro ha messo in bella evidenza nel suo ufficio cartelli recanti la scritta “qui non entra la mafia”, quasi a voler dimostrare un impegno nella lotta alla corruzione ed al malaffare che, invece, non ha trovato riscontro alcuno nella amministrazione della cosa pubblica.

Ci si è praticamente limitati ad una antimafia di parata, ciarlatana e parolaia.  Addirittura, se si considerano le diverse posizioni delle forze politiche, a dare alla legalità connotazione di destra, di centro o di sinistra. Tutto ciò mentre piovono avvisi di garanzia ed all’orizzonte si intravedono nubi basse, foriere di tempesta.

Non si va lontano nel chiuso di comodi salotti o stando al balcone aspettando che piova.

Domande :

  1. In un contesto come quello attuale, dove la legalità e la trasparenza latitano e la corruzione la fa da padrone, da dove bisogna cominciare per riportare alla normalità il Paese ?
  2. In tema di legalità e, soprattutto, di resistenza all’adozione di misure anti corruzione, considerate le diverse posizioni delle forze politiche, vien da chiedersi se esiste una legalità di destra, di centro, di sinistra. Non è questo un tema che dovrebbe mettere, invece, d’accordo tutti e subito ?
  3. In questa seconda Repubblica, forse anche per l’età avanzata dei parlamentari, la non conoscenza e la disattenzione l’hanno fatta da padrone. Qualcuno si è ritrovato l’appartamento vista Colosseo… qualche altro le vacanze pagate…qualche altro ancora balocchi, profumi e chissà cosa … a questo malcostume dilagante, hanno risposto in maniera energica le forze politiche ?
  4. La corruzione è causa della destabilizzazione delle regole e della lievitazione dei costi. Il ministro della P.A. del governo Monti elaborò un ventaglio di misure intervenendo sulla integrità dei funzionari pubblici, sulla tutela e premialità del whiste-blower, elegante termine inglese che tradotto in italiano significa spione. Vale a dire denuncia il tuo collega disonesto che io ti tutelo e ti premio. Non è un po’ poco considerando che i funzionari sono quelli che calcano le scene da decenni ?
  5. La classe politica ha la voglia di affrontare temi così importanti ? O, invece, a parte di essa converrebbe stendere una mano di biacca e coprire fatti e misfatti?

 

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